sabato 10 luglio 2021
un piacere quotidiano
TAPPA 14 - DA BASSANO DEL GRAPPA A PIAZZOLA SUL BRENTA 33 KM
Ci siamo. La prima tappa in stile "grande cammino in Italia". Più di 30 chilometri, caldissimo, niente acqua, niente panchine. Un unico bar aperto (colazione luculliana con cornetto alla Nutella - una delle meraviglie del Cammino é mangiare senza sentirsi in colpa), altri due chiusi. Noi non siamo ancora allenati come alla fine della Francigena l'anno scorso, e quindi non é stata esattamente una passeggiata. Anche perché la totale assenza di negozi di alimentari ha fatto sì che alla colazione luculliana non seguisse nessun pranzo. I genitori si sono dati alla sublimazione ascetica (digiuno), i figli hanno ritrovato un sacchetto di noccioline in fondo allo zaino e se lo sono fatto bastare. Anche perché, proprio in corrispondenza dell'ora di pranzo, siamo passati da una spiaggia sull'amato fiume Brenta. Il tuffo nelle acque gelide ha compensato la fame. Prodigi della giovane età. Ci siamo trattenuti dall'azzannare selvaggiamente uno dei barbecue che numerosi gruppi di amici schieravano sui prati vicino al fiume, cercando di accelerare verso Piazzola. Cercando senza riuscirci, aggiungerei, visto che le temperature alte ci hanno obbligato a numerose soste, allungando i tempi. A Piazzola siamo arrivati affamati, scarmigliati, con i costumi appesi ad asciugare al passeggino e tardissimo. Ma la cosa positiva é che sulla Via Romea non ci sono altri pellegrini: possiamo dire di essere comunque i primi. Brindiamo con acqua e the freddo: contro ogni pronostico, ce l'abbiamo fatta. Mi avvolgo l'asciugamano addosso, pregustando la meraviglia di un getto d'acqua e dello shampoo. Il Piccolo, con sguardo sognante: - Mamma, é un piacere fare la doccia con te ogni giorno. - Davvero, amore? - Sì, mamma, per me lo é. Non lo so se lo é anche per te. - Sì, tesoro mio. È un piacere anche per me.
venerdì 9 luglio 2021
acqua a dieci gradi
TAPPA 13 - DA CISMON DEL GRAPPA A BASSANO DEL GRAPPA 23 KM
I bambini hanno fatto il bagno nel Brenta. Se mai mi fosse servita conferma che per un ragazzino nulla é impossibile, oggi l'ho avuta: l'acqua era freddissima, gelida. Inavvicinabile per chiunque. Tranne che per loro, evidentemente. Io stavo ancora decidendo se immergere le punte dei piedi o no, quando il Piccolo si é lanciato in acqua con un urlo e un tonfo. Le sorelle lo hanno seguito a ruota: non potevano sentirsi da meno. In quel momento ci trovavamo all'altezza di Campolongo. Qui la Romea é proprio sull'argine, ad un passo dall'acqua. Così rimane fino a Bassano del Grappa a partire da Valstagna, dove questa mattina ci siamo fermati per la colazione. Valstagna é un borgo delizioso, affacciato sul Brenta con grandi ponti, e quando siamo passati c'era il mercato. Le bancarelle hanno scatenato la gioia della Famiglia in Cammino, che alle 9 del mattino ha potuto banchettare con crocchette di patate, pane e mortadella. Il tutto, ovviamente, nella disapprovazione della madre. Ma ormai mi sono rassegnata a vedere nel Cammino un periodo di evasione, in parte anche da alcune ferree regole alimentari. Dopo il temporale di ieri sera, l'aria si é parecchio rinfrescata. Il Cammino oggi é una lunghissima passeggiata tra piccole spiagge, passerelle e vegetazione. Ponte Vecchio compare all'improvviso davanti a noi. Entriamo a Bassano del Grappa. Da un lato le Alpi, dall'altro la Pianura Padana.
giovedì 8 luglio 2021
acquazzoni e superpoteri
TAPPA 12 - DA BORGO VALSUGANA A CISMON DEL GRAPPA 33 KM
Per un attimo ho pensato che fosse tornata la tempesta Vaia. Poi mi sono detta che doveva essere un sogno. Solo dopo vari minuti, poiché dormivo da qualche ora, ho realizzato che non della tempesta Vaia si trattava, ma nemmeno di un sogno. Era il temporale di tutto rispetto, con corredo di tromba d'aria, che la notte scorsa si è sfogato su Borgo Valsugana. La Famiglia in Cammino vive nell'ottimismo, e quindi tutte le nostre scarpe erano ben esposte sul balcone. In occasioni come questa si vede la forza della madre di famiglia: con sprezzo del pericolo, e condannandomi ai capelli crespi per mezza eternità, ho sfidato gli elementi e recuperato le calzature, nel frattempo volate in varie direzioni. Ma siccome il coraggio lo dimostro a piccole dosi, ho invece abbandonato i vestiti - anche questi lasciati all'aria aperta - al loro destino. Dov'erano volati lo abbiamo scoperto solo la mattina. Lo abbiamo scoperto non del tutto, a dir la verità, perché un calzino della Grande non si è più trovato. Cercheremo di comprarlo cammin facendo (e riponiamo grandi speranze in Bassano, notoriamente tempio dello shopping). L'unica maglietta del Papà, e alcune paia di mutande, le abbiamo attaccate al passeggino perché si asciugassero. Il tutto ci ha reso ancor più ridicoli del solito (si tenga presente che il Papà dispone di una sola maglietta, perciò nell'attesa ha dovuto indossare la felpa, sudando in abbondanza e passando per folle agli occhi dei più) ed é stato peraltro inutile: oggi di pioggia ce n'é stata ancora molta. Acquazzone e schiarita, acquazzone e schiarita, tutto il giorno. Nel frattempo abbiamo percorso i 33 chilometri fra Borgo e Cismon a passo di carica (le nuvole mettono le ali ai piedi) camminando a passi lunghi sulla ciclabile del Brenta. Uno spettacolo di ponti, piccole aree di sosta, uccelli che planavano sul fiume. Sarà per questo che anche il Piccolo si è convinto di poter volare. Eccitato al massimo, sfoggiando un'improbabile mantella rosa di chissà quale sorella, ha iniziato a sbattere le braccia atteggiandosi ad eroe da cartone animato. Evviva i superpoteri. Evviva, soprattutto, la capacità di vedere due ali al posto di una mantella da pioggia.
mercoledì 7 luglio 2021
l'incantesimo delle stringhe
TAPPA 11 - DA LEVICO A BORGO VALSUGANA 15 KM
Comunque le scarpe dei bambini possiedono qualche magia nera. Se non é questo, dev'essere un segno della degenerazione dei tempi: ricordo, per esempio, di aver imparato ad allacciarmi le scarpe all'ultimo anno della scuola materna. Ricordo la sensazione di onnipotenza che mi dava saper stringere ben bene le stringhe. E non ricordo, invece, che queste si slacciassero da sole ad ogni passo. Ecco, il punto che mi sfugge é proprio questo. Perché qui non c'è buona volontà, doppio nodo o buon augurio che tenga: le scarpe dei tre quinti della famiglia sono sempre slacciate. La Media arriva a livelli irritanti, perché fondamentalmente a lei non importa nulla: é in grado di camminare per chilometri, con lo stesso ritmo di sempre, trascinando le stringhe sul sentiero. Non é da meno la situazione del Piccolo, con l'aggravante che a lui la scarpa slacciata dà fastidio, e quindi ogni quarto d'ora mi chiede di provvedere. Quanto rimpiango gli scarponcini muniti di velcro dello scorso anno! Avessi saputo quante volte sarei stata costretta ad allacciare, non glieli avrei mai sostituiti. E pazienza se ormai erano piccoli e pieni di buchi, souvenir della Via Francigena dello scorso anno (già, le scarpe dei minorenni hanno anche quest'altra simpatica caratteristica: si rompono alla velocità della luce. E no, non importa la gran marca: si rompono). Comunque, a parte i numerosi minuti passati in ginocchio a sistemar lacci, la tappa di oggi é stata semplice e piacevole, tutta su pista ciclabile tra il fiume Brenta, sempre più grosso, e la ferrovia, alzando le braccia ogni volta che passava il treno. Del resto, così piccolo e colorato, era impossibile non salutarlo. Particolarmente interessante la sosta per il pranzo alla chiesa di San Silvestro, nelle vicinanze di Marter. Ombra, fontana, sedile. Per un pellegrino la felicità è questa. E quanto l'acqua sia una meraviglia lo si capisce sul serio, camminando.
martedì 6 luglio 2021
la vera partenza
TAPPA 10 - DA TRENTO A LEVICO 22 KM
Pronti, via. Convinti, eccitati, spaventati. Abbiamo già iniziato la Via Romea al Brennero, percorrendo le tappe nei fine settimana. Ma ora é diverso: si parte sul serio da Trento, a Roma si arriva (o si tenta, si spera di arrivare). A Trento viviamo da sempre, ma in Piazza Duomo così presto non eravamo mai stati. È ancora vuota mentre scattiamo le foto di rito, col Piccolo che pizzica le gambe delle sorelle, perché di mettersi in posa proprio non ne vuole sentir parlare. Partenza ufficiale con foto tutte sbagliate, ma ci vuole ben altro per scoraggiarci. Mordiamo l'acciottolato in salita fino a località Mesiano. Passiamo davanti alla Facoltà di Ingegneria, oggetto dei sogni della Media. La pendenza non accenna a diminuire e noi continuiamo a salire. Il Piccolo guida la colonna: <<È meglio quando la salita é ripida - continua a ripetere dall'alto del suo metro e dieci - perché poi si creerà una discesa gigante!>>. Noi ci fidiamo dei consigli dell'esperto e trottiamo dietro di lui. Arriviamo in breve alla vetta della tappa: Passo Cimirlo. Sarebbe bello scrivere "non ce ne siamo quasi accorti", invece ce ne siamo accorti eccome. Sono seicento metri di dislivello, nelle gambe li sentiamo tutti, ma siamo decisamente in anticipo sulla tabella di marcia. Il Piccolo approfitta dell'eccitazione generale per lanciarsi nella fontana completamente vestito: percorreremo il resto della tappa con i suoi vestiti stesi ad asciugare sul passeggino. La gioia della partenza, peró, ha messo a tacere l'arpia che é in me, e quindi nemmeno lo rimprovero. Scendiamo verso Roncogno e Pergine, dove un'amica improvvisa per noi il pranzo più buono del mondo. Grazie, Nicoletta, per esserti fatta trovare sulla nostra strada. Dopo, da Pergine a Levico é tutta discesa. La birra di fine tappa la beviamo in riva al lago. I nostri figli, nel frattempo, corrono in acqua.
martedì 8 giugno 2021
fail
23 maggio 2021
TAPPA 5 - da Chiusa a San Maurizio 4 km
Non ce l'abbiamo fatta: troppo forte la pioggia. E dire che avevamo iniziato con baldanza, eccitati all'idea di percorrere il tratto da Chiusa a Collalbo, praticamente un'unica sfidante salita. Trottiamo sulla ciclabile fuori da Chiusa fingendo di non vedere i nuvoloni sopra di noi. Entriamo nel bosco e iniziano le gocce, ma siamo attrezzati: giacche a vento, ombrelli (privilegio quest'ultimo da cui la Mamma è esclusa, visto che spinge il passeggino), copertura per la carrozza. Il Piccolo si rannicchia per bene sotto la plastica trasparente. Per un attimo penso a quante volte l'hanno fatto le sue sorelle, durante gli acquazzoni che abbiamo preso nei Cammini. Ma non faccio in tempo a lasciarmi andare alla tenerezza, perché qui la pioggia diventa grandine e la sensazione non è per niente gradevole; sembra una sassaiola. Ci rifugiamo sotto le frasche, che ovviamente non forniscono riparo alcuno. Ma non demordiamo. Busso a una fattoria, mi faccio indicare il sentiero (omrai piove e grandina così forte che non riusciamo a trovare le frecce), andiamo caparbiamente avanti. I pantaloni ormai si potrebbero strizzare, eppure proviamo a resistere ancora. Vogliamo arrivare almeno al primo traguardo della giornata. Arrivati lì, ci fermeremo sotto una tettoia e decideremo il da farsi. San Maurizio è un minuscolo paese su uno spettacolare affaccio, ma oggi non si vede nulla, solo scrosci d'acqua e nuvole ovunque. Sotto la tettoia della chiesa, mentre sgranocchiamo qualche mandorla di conforto, non c'è molto da decidere. Bandiera bianca: quando è troppo, è troppo.
la prima e l'ultima
16 maggio 2021
TAPPA 4 - da Bressanone a Chiusa 15 km
Una delle gioie del mattino è vedere la città prima di tutti. Attraversarla all'alba, mentre la gente dorme, scattare le ultime foto e tenersi stretta, per qualche minuto, l'impressione di averla tutta per sè. Così è Bressanone questa mattina per noi. Camminiamo sotto i portici, sbuchiamo in piazza Duomo e non c'è ancora nessuno, nemmeno il sole. Peccato solo che la puntualità ci galvanizzi, e quindi decidiamo di premiarci con una colazione luculliana e una visita al chiostro del Duomo. Affreschi e cornetti sono uno spettacolo su cui indugiamo un po' troppo, e iniziamo la tappa con una certa fatica. La prima salita è molto impegnativa. Lo sarà anche l'ultima, ma per ora è meglio non saperlo. Ci immettiamo sul "sentiero del castagno" (lo seguiremo per parecchi chilometri, anche nelle tappe successive) e continuiamo a salire fino alla chiesa di San Cirillo, che ha un grande affresco di San Cristoforo: per un pellegrino il passaggio è d'obbligo. Il Piccolo percorre a piedi quasi tutta la salita (cavandosela peraltro benissimo) perché il sentiero ostacola le nostre ruote da corsa. A pranzo un pastore maremmano libero insidia i nostri panini, mentre noi resistiamo con fatica alla tentazione di portarcelo a casa. In compenso i bambini si rotolano con lui (lei, probabilmente) sull'erba, e quindi dopo aver mangiato siamo tutti di un bel colore marroncino e puzziamo di cane, in perfetto spirito da viandanti. Riusciamo a visitare Castel Velturno, spettacolare residenza rinascimentale del principe vescovo; ci colpiscono gli intarsi in legno nelle stanze del padrone di casa, ma il cielo minaccia pioggia e quindi sgombriamo velocemente. La salita peggiore della giornata è l'ultima, quella al Monastero di Sabiona. Ai lati ci sono addirittura dei cordini d'acciaio per aiutarsi con le mani. Io purtroppo non ne posso approfittare, perchè le mani mie sono impegnate a spingere il passeggino. Il Piccolo si è addormentato (la levata all'alba a volte è traditrice), svegliarlo mi dispiace e quindi porto tutto il suo peso fino in cima. La rupe è soprannominata "Acropoli del Tirolo" e passo dopo passo ne capisco il perché. Il convento è spettacolare: comprende varie chiese, in una commistione di stili diversi, a partire dal periodo retico (il vescovo Ingenuino vi si installò nel 578) fino all'epoca barocca. Da qui sopra si vede Chiusa, proprio sotto i nostri piedi.
Iscriviti a:
Post (Atom)