sabato 29 luglio 2017

gola del diavolo e torta al cioccolato

Halidzor
La guida parla della Gola del Diavolo, poco distante dal nostro alloggio, come di una spettacolare formazione naturale con un canyon profondo, cascate e piscine di roccia, dove adulti e bambini si divertono a nuotare. Entusiasta all'idea di un bagno fresco e munita di costumi sotto i pantaloni, la Famiglia in Cammino oggi si è quindi diretta a queste pozze. Io per la verità subodoravo la fregatura, intanto perché l'acqua non è per niente il mio elemento, e poi perché insomma, un luogo idilliaco potrebbe mai chiamarsi Gola del Diavolo? Preferisco comunque unirmi all'euforia del gruppo e andiamo tutti insieme, asciugamani sulle spalle e Piccolo sottobraccio, verso l'accesso al canyon. Qui comincia il bello: dopo le prime due pozze, fangose e piene di gente a mollo, la roccia diventa molto ripida e scivolosa. Per arrivare sul fondo, dove ci sono le piscine più spettacolari, bisogna in sostanza rischiare l'osso del collo. Il Papà si sporge per cercare un passaggio minimamente sicuro, ma alla fine perfino lui cede le armi. Il percorso è davvero troppo ripido e tutto su roccia melmosa.
A questo punto rimangono due possibilità, entrambe spaventose: dichiarare la sconfitta e fare marcia indietro (ma avevamo incautamente promesso il bagno alla Media e alla Grande, che scalpitano) oppure entrare in una delle prime due pozze, che sono scure di fango, melmose, puzzolenti e piene di gente; i bagnanti peraltro sono tutti maschi, mentre le donne stanno al bordo e tengono in mano i vestiti dei mariti e figli; evidentemente sguazzare è considerata attività virile. Poco male: colgo la scusa per sottrarmi con destrezza e pongo il veto anche sul bagno della prole. Mai, mai, le mie figlie entreranno in queste pozzanghere. Il Papà ovviamente non è dello stesso avviso; mentre faccio questi pensieri lui si è già preparato per il tuffo, insieme alla Grande e la Media. Rimango fuori dall'acqua col Piccolo in braccio (almeno su di lui ho resistito) e cerco di non pensare agli spaventosi microrganismi, tutti patogeni, che in questo momento stanno assalendo le mie ragazze. Loro ovviamente sono entusiaste; del resto il bagno selvaggio si sposa bene con la piega che ha preso il viaggio negli ultimi due giorni: alloggiamo in un villaggio ecoturistico in cima ad una rupe, in casette di legno che circondano un grande giardino. Le casette sono a strapiombo sulla valle, e nel giardino razzolano due pavoni, insieme ad una cucciolata di cani, già adottati dalle nostre figlie, che passano appunto la giornata a rotolare sull'erba, assumendo su visi e vestiti un uniforme colore grigiastro. L'ecovillaggio  funziona anche come ristorante (con bei tavoli rustici sparsi sotto gli alberi) e al ritorno dalla gola ci troviamo in mezzo ad una festa. La Grande e la Media si buttano subito nella mischia e fanno amicizia con due bambine della loro età. Loro sono di origine armena ma vivono negli Stati Uniti con i genitori. La mamma mi si avvicina per chiacchierare: è nata nel villaggio qui vicino, poi ha studiato medicina a Yerevan; da 17 anni vive a New York e si occupa di ricerca sul cancro. Ogni anno, però, la famiglia si ritrova (saranno una cinquantina, sembra un pranzo di nozze a milioni di decibel); oggi tra l'altro è il compleanno di una delle bambine che hanno fatto amicizia con le nostre. Ci sono bambini di tutte le età che corrono in ogni direzione, anziani seduti che chiacchierano, ragazzi e adulti che fanno selfie in tutti gli angoli. La famiglia armena vuole assolutamente che anche noi mangiamo la torta al cioccolato. Oggi in mezzo a questo gruppo enorme, chiassoso e simpatico ci siamo anche noi.

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