mercoledì 22 luglio 2015

giornata impegnativa

Sigiriya
Oggi, nell’ordine: abbiamo scalato una rupe fino alla reggia di un sovrano che si credeva un dio. Siamo stati quasi arrestati. Abbiamo visto, a pochi metri da noi, famiglie di elefanti che si abbeveravano, mangiavano e si coccolavano. E le bambine si sono divertite un mondo quando, al ritorno dal safari, la nostra jeep è rimasta impantanata in mezzo ad un fiume. 
La zona di Sigiriya è famosa per gli elefanti: oggi ne abbiamo visto uno addomesticato, che si lavava in un torrente insieme al padrone. Ma ce ne sono anche molti di selvatici, che ogni tanto si avvicinano ai paesi, calpestando i campi e facendo impazzire i contadini. La maggioranza di questi splendidi animali, però, rimane nel parco nazionale di Minneriya, e per vederli occorre noleggiare una jeep con autista. Gli elefanti sono abitudinari, quindi basta andare più o meno alla solita ora fino al lago, dove si fermano a bere, per vederne a decine. Questo fa sì che ci siano anche molti visitatori, ma gli elefanti in libertà rimangono uno spettacolo commovente. C’erano femmine con cuccioli piccolissimi che le seguivano docili, maschi che lottavano fra loro, decine e decine di esemplari che bevevano, si lavavano, mangiavano raccogliendo l’erba e poi strofinandola per pulirla dalla terra. Gli animali erano proprio a pochi metri dalla nostra jeep e le bambine erano estasiate nel vederli. La Grande ha anche dichiarato che non vuole più rinascere pesce della barriera corallina, preferisce essere elefante in un parco nazionale. Nel corso del safari abbiamo anche visto coccodrilli, decine di uccelli e naturalmente scimmie. E il piccolo pachiderma che rimane indietro e rincorre affannato la madre, per arrivare a prenderle la coda, credo che la Grande e la Piccola lo ricorderanno per un pezzo. 
Ma la vera avventura è stata al momento del rientro: il nostro fuoristrada si è bloccato nel bel mezzo di un torrente, finendo sommerso dal fango fino ai semiassi posteriori. Le bambine hanno vissuto il contrattempo come una giostra. Aiutato dal Papà e da altri guidatori locali, l’autista le ha tentate tutte: dondolare la macchina per cercare di tirar fuori la ruota, farsi trainare con una catena, rimettere affannosamente in moto (con l’unico risultato di finire ancora più in acqua, fra schizzi di fango sempre più alti). Ad un certo punto, come in un film, sono arrivati i nostri eroi, in forma di un gruppo di giovanotti (probabilmente indiani) simpaticissimi e un po’ esaltati, che hanno visto l’occasione un po’ come la Grande e la Piccola, cioè un motivo di spasso. Grandi risate, foto col cellulare, pacche sulle spalle. E alla fine, mettendosi a spingere la macchina in tantissimi, sono riusciti a tirarla fuori dal pantano. A quel punto però la jeep aveva scavato una specie di fosso nel torrente, e quindi altri veicoli sono rimasti bloccati. A nostra volta ci siamo fermati ad aiutarli, perdendo almeno un’ora mentre le bambine facevano il tifo con alte grida, applaudivano e si godevano, nel crepuscolo, l’arrivo di nuovi animali. La Piccola ha definito l’episodio il momento più divertente della giornata. E anche noi, grondanti sudore e fango, abbiamo fatto grandi risate e foto con i giovanotti nostri salvatori. 
In mattinata (con partenza alle 7, per evitare il caldo) siamo stati alla roccia di Sigiriya: si tratta di un’intera corte, con tanto di laghi e giardini, costruita su un monolite alto 200 metri, che svetta sulle foreste circostanti. Per arrivare in cima ci sono più di 1300 gradini. Durante la salita, oltre ad ammirare gli affreschi delle “fanciulle celesti”, bisogna stare attenti alle api: intorno alla roccia ci sono molti grandissimi nidi, e gli insetti, anche di recente, hanno più volte attaccato i visitatori. Nonostante i nostri timori, la Grande e la Piccola sono salite senza problemi, attente agli insetti (mamma, ma è proprio vero che se un bambino fa i capricci le api lo inseguono?) e affascinate dalla storia di Sigiriya:  una volta, 1500 anni fa, un principe minore che ambiva al regno uccise il padre; poi si fece costruire una reggia imprendibile, modellata sul reame di un dio. Alla fine, però, fu sconfitto dal fratello maggiore, legittimo erede al trono. La bambine si sono immedesimate (la conflittualità tra fratelli - o tra sorelle - è all’ordine del giorno) e hanno fatto molte domande. Purtroppo ai militari di guardia al sito non è piaciuto il volo del nostro drone, che il Papà ha fatto decollare subito dopo la discesa, per riprendere la roccia da lontano. Siamo stati quindi raggiunti dalla polizia e scortati all’ufficio della sicurezza. Niente di grave, ma abbiamo dovuto spiegare che sì, stavamo girando delle immagini con la macchina in volo e no, non volevamo farne commercio e non avevamo intenti pericolosi. Non so se i militari ci abbiano creduto o se siano stati mossi a pietà da due povere bambine luride, fatto sta che siamo ancora a piede libero. 

2 commenti:

  1. Non vi fate mancare nulla!pap

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  2. Divertimento alla"grandissima".Ho immaginato la scena:ESILARANTE!!!!!!Mam

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